sabato 14 marzo 2009

Buona e cattiva sanità

Lettera al giornale "il Quotidiano della Calabria" pubblicata martedì 10 marzo

Buona e cattiva sanità

di MARIO LUIGI


La sera del 2 settembre 2008 mio figlio Ernesto e altri due amici sono stati investiti. Viaggiavano in automobile, nei pressi di
Campora San Giovanni (CS), quando sono stati tamponati da un Fiat Fiorino.
L'impatto è stato violentissimo, tanto che sul posto sono intervenuti carabinieri, vigili del fuoco, vigili urbani e centinaia di persone. L'amico di mio figlio, Francesco Macchione, a soli 22 anni è morto, lasciando nella disperazione i familiari, gli amici, nonché tutta la comunità di Nocera Terinese (Catanzaro), dove abitava. Francesco era un ragazzo che amava la vita, era maestro di musica, e insegnava a condividere la sua passione, la fisarmonica, a tanti bambini.
Grazie all'estremo gesto di solidarietà dei suoi familiari che hanno donato i suoi organi, Francesco ha dato l'ultimo regalo alla vita, continuando a vivere ancora in tanti giovani della sua stessa età.
Subito dopo l'investimento, mio figlio Ernesto, soccorso immediatamente, è stato trasportato d'urgenza presso il Pronto soccorso (si fa per dire) di Paola. E' stato proprio qui che, per la prima volta nella mia vita, ho compreso il disastro totale della sanità calabrese.
Hanno semplicemente parcheggiato mio figlio in una stanza angusta e sporca, dalle ore 23 circa fino alle 3,30 del mattino senza prestargli il minimo soccorso. Mio figlio, che versava in condizioni disperate, m'implorava di portarlo via da lì, dalla Calabria, da questa terra bella e maledetta, cosciente, come me, che si può morire anche di appendicite.
Chiedevo al “dottore” perché mio figlio dovesse soffrire così tanto in quell'ospedale e non poteva essere trasferito altrove.
Lui si “giustificava” dicendomi che non potevano trasportarlo perché mancava l'anestesista e dovevano rispettare il “protocollo”. L'anestesista è arrivato dopo ben 4 ore di attesa spasmodica in quell'inferno e solo allora è stato disposto il trasferimento all'Ospedale “L'Annunziata” di Cosenza. Ed è qui che ho trovato un po' di speranza. In quest'ospedale ho incontrato un'équipe di “Angeli”, erano i dottori della sala operatoria che hanno salvato mio figlio, anzi lo hanno tirato per i capelli alla vita. Ho trovato tanta professionalità e tanta eccellenza nelle mani del dottore Enrico Napolitano, chirurgo del reparto di chirurgia d'urgenza, e dei suoi colleghi.
Le parole in questo caso forse non sono sufficienti per descrivere tutta la gratitudine nei loro confronti. Quando ho incontrato il dottore Napolitano lui mi scherniva come a dire: “Ho fatto solo il mio dovere”, ma io so che è il lavoro silenzioso e umile di tanti medici che, pur lavorando in ambienti “ostili”, riescono a salvare tante vite umane. A tutti loro devo molto, devo la vita di mio figlio. Ritengo un atto doveroso ringraziare di cuore i dottori della sala di rianimazione, l'équipe ortopedica e tutto il personale medico e paramedico che con tanta cura, affetto e professionalità hanno assistito mio figlio. Sono stati eccezionali. In una stessa vicenda abbiamo toccato con mano l'inadeguatezza della sanità, ma fortunatamente anche l'efficienza di chi ci lavora, nonostante tutto.
Mario Luigi

sabato 17 gennaio 2009

SCOPERTA UNA TOMBA ROMANA

SAN MANGO D'AQUINO -
Scoperta una tomba romana: potrebbe trattarsi di un nuovo sito archeologico. L'eccezionale rinvenimento è stato fatto al confine tra il territorio di San Mango d'Aquino e quello di Nocera Terinese, lungo la strada interpoderale denominata "Galassia".

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Si tratta di una bellissima tomba antica che è venuta alla luce casualmente dopo che le abbondanti piogge di questi ultimi giorni hanno fatto sì che parte del terreno che ricopriva il sarcofago franasse scoprendo una parte dell'antico cimelio.
La notizia dell'eccezionale scoperta archeologia è stata diffusa solamente in questi giorni dall'assessore comunale al Turismo ed Attività produttive, Francesco Trunzo. Mentre da indiscrezioni trapelate dalle stanze comunali, sembrerebbe essere stata fatta già nello scorso dicembre.
Di cosa si tratti esattamente non è stato possibile saperlo perchè, come ha spiegato il geometra comunale Francesco Torchia, «le incessanti piogge hanno praticamente reso impossibile qualsiasi intervento umano per un eventuale recupero del reperto archeologico».
L'ipotesi più accreditata, comunque, parla di una probabile preziosa testimonianza di età romana. Circostanza questa che verrebbe confermata a livello storico dal momento che in età augustea e, forse anche prima, il territorio di San Mango era attraversato da una strada principale di collegamento tra la zona costiera e la zona interna.

In sostanza, spiega ancora il geometra comunale, «la zona del ritrovamento potrebbe essere una diramazione dell'antica via Popilia, la strada che collegava Scigliano a Nicastro, cioè un sentiero stradale parallelo al fiume Savuto denominato da sempre "carruggio" (strada principale) e che oggi attraversa le zone rurali di Piano del Milo, Mortilla, Pietra della Sella, Rizzo, e Catusi».

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Del resto questa zona non è nuova a ritrovamenti archeologici interessanti. Nel 1970, durante i lavori di ampliamento della strada poderale "Fabiano", venne ritrovato un antico sepolcro con all'interno una miriade di reperti archeologici. Purtroppo nella confusione generale, e forse anche per l'inesperienza del personale che vi lavorava, il sarcofago andò distrutto ad eccezione di una lucerna che successivamente fu censita e catalogata dalla Sovrintendenza ai beni archeologici di Reggio Calabria e fatta risalire al 2.500 a.c.
Ancora prima, esattamente nel 1829 come da notizie assunte dal libro "Terina Temesa Nucria" dello storico nocerese Adriano Macchione, sempre in queste zone fu ritrovato "un vasto ed antichissimo cimitero con moltissimi sepolcri particolari" sino al rinvenimento (non da ultima) di una presunta tomba del IV-V secolo a.c. tra gli svincoli autostradali di Falerna e San Mango d'Aquino durante gli attuali i lavori di ammodernamento dell'autostrada Salerno-Reggio.

Tutto questo, quindi, se confermato avvalorerebbe la tesi sostenuta dallo storico e scrittore sammanghese Armando Orlando che parla «dell'esistenza di un sito archeologico di notevole importanza e forse, perché no, dell'esistenza di una grossa necropoli. Si tratta di un tesoro», conclude Orlando, «che certamente con interventi risolutivi più che burocratici da parte degli amministratori locali, potrebbe valorizzare attraverso un turismo legato alle scoperte antiche, non solo la zona di San Mango quanto tutto il nostro comprensorio». Il problema, quando vengono fuori reperti archeologici, è sempre quello di trovare sufficienti finanziamenti per effettuare gli scavi necessari.
Fonte: gazzettadelsud.it